100 miliardi di dollari dalla Web Tax

Secondo i calcoli effettuati dagli analisti dell'OCSE, l'applicazione di una Web Tax alle grandi aziende High Tech che operano a livello internazionale potrebbe generare entrate tributarie per circa 100 miliardi di dollari, in sostanza il 4% in più rispetto al totale delle imposte pagate annualmente a livello globale. In percentuale il beneficio verrebbe distribuito equamente in tutti i Paesi interessati.

Ad essere colpite da questa misura dovrebbero essere in particolare le aziende più strutturate, con maggiore coinvolgimento delle società quotate in Borsa, ad oggi infatti si conterebbero non più di 100 compagnie (per la maggior parte aventi sede principale negli Stati Uniti) destinate a versare oltre la metà dei proventi per le casse erariali derivanti dalla Web Tax.

La discussione riguardante la Web Tax si protrae ormai da anni e l'ultima proposta formulata sarebbe riuscita a mettere d'accordo 137 Paesi, rimane comunque il problema dell'opposizione da parte degli USA. Questi ultimi vorrebbero infatti che tale tassazione possa essere applicata opzionalmente (condizione di safe harbour), e non obbligatoriamente, dai singoli stati.

A rendere complesso l'iter di approvazione della Web Tax sarebbe in particolare il principio di applicazione delle aliquote alle aziende non sulla base della loro effettiva presenza in un determinato Paese, ma in funzione del fatto che essa opera e genera utili all'interno dei suoi confini. Il ruolo delle aree che praticano fiscalità di vantaggio per le attività straniere verrebbe quindi marginalizzato.

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Proprio a questo proposito l'ipotesi attuale prevede che l'aliquota minima non possa essere inferiore al 12.5%, stando così le cose nessuno stato potrebbe agire come una sorta di "paradiso fiscale" mentre le economie più deboli verrebbero favorite da un maggior volume di introiti. I Peasi OCSE contano di disporre di una bozza definitiva da poter approvare entro il 2020.

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