Il 6G che verrà

Il 6G che verrà

A testimonianza della determinazione dei Cinesi, la recente epidemia di Coronavirus che ha di fatto costretto l'intera nazione ad affrontare un'emergenza con pochi precendenti non impedirà alla Cina di sviluppare uno dei suoi progetti più ambiziosi: la realizzazione di una rete dati mobile in 6G diffusa capillarmente in tutto il territorio.

Così, mentre negli Stati Uniti d'America e in Europa si attende ancora l'arrivo del 5G sotto forma di standard per le comunicazioni di massa, mancano infatti gran parte delle infrastrutture necessarie, Pechino avrebbe deciso di arrivare ad un'implementazione del 6G in tempi molto più rapidi di quelli inizialmente previsti (più di 5 anni).

Nel progetto è coinvolta non a caso la Huawei, azienda colpita da un embrargo commerciale che Donald Trump avrebbe promosso anche in vista della possibilità che gli USA potessero vincere la sfida del 6G. Esattamente come accadde per la "corsa allo Spazio", i due paesi si sfidano ora in una gara a chi riuscirà ad affermare per primo la propria versione di questa tecnologia.

Ma quali saranno le caratteristiche del 6G? Secondo gli esperti del settore, dopo questa declinazione non vi saranno ulteriori evoluzioni ma soltanto degli aggiornamenti. Plausibilemente non vedremo mai un 7G perché il 6G sarà già abbastanza veloce (8 mila volte più veloce del 5G con 1 TB/s) da soddisfare le esigenze dell'industria e dei centri di ricerca.

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Se tutto dovesse andare come previsto, l'esordio del 6G potrebbe avvenire nel periodo compreso tra il 2025 e il 2030. Le innovazioni portate da questa rivoluzione saranno probabilmente evidenti solo in un periodo successivo, questo perché per esistere, un Mondo connesso in tempo reale non necessita soltanto di connessioni veloci, ma anche di hardware, software e normative in grado di supportarlo.

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