Advertising per i più piccoli e influencer marketing

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Advertising per i più piccoli e influencer marketing

Bloomberg ha deciso di affrontare lo spinoso problema dell'advertising online dedicato ai bambini e al ricorso sempre più diffuso ad influencer minorenni per la promozione di prodotti da parte di alcuni brand. Su Internet infatti non valgono le stesse regole vigenti, ad esempio, per la Tv, dove i programmi per i più piccoli non possono contenenere pubblicità se non durante le interruzioni (quando consentite).

Nello specifico l'agenzia di stampa analizza il caso di Siwa, un'influencer quattordicenne con milioni di follower su YouTube che stipula contratti di sponsorizzazione con grandi aziende e brandizza due linee di abbigliamento. Nei suoi video, palesemente dedicati ai bambini, l'advertising risulterebbe difficilmente distinguibile dal resto dei contenuti, scatenando diverse perplessità relative all'etica commerciale di questo tipo di messaggi.

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Sempre stando alle conclusioni di Bloomberg, per molti versi YouTube starebbe operando ancora oggi con regole simili a quelle vigenti al suo esordio, nel 2005. La piattaforma avrebbe investito ingenti risorse per limitare l'esposizione dei bambini alla pubblicità più aggressiva, ma in diversi casi risulterebbe ancora molto difficile distinguere una sponsorizzazione vera e propria dall'esposizione accidentale di un prodotto.

Le policy di YouTube stabiliscono un limite di età non inferiore ai 13 anni per la creazione di un account, si tratta però di un ostacolo facilmente aggirabile tramite una falsa dichiarazione o l'utilizzo dell'account di un adulto. Per contro YouTube Kids, a cui si può accedere soltanto tramite il consenso dei genitori, presenterebbe ancora oggi contenuti considerati inappropriati per il target di riferimento, almeno secondo l'opinione di alcune associazioni per la difesa di minori e consumatori.

Il problema è di difficilissima soluzione e non riguarda soltanto YouTube, l'influencer marketing è infatti una tecnica pubblicitaria in rapida diffusione anche sui social network, con un giro d'affari globale miliardario. Questo senza contare la possibilità che degli utenti vengano profilati sin da giovanissima età, quando è più probabile che possano cedere inavvertitamente dati sensibili utili al targeting mirato.

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