Advertising: remunerazioni troppo basse per i siti Web

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Advertising: remunerazioni troppo basse per i siti Web

Sempre più piattaforme online starebbero migrando da un modello di monetizzazione basato sull'advertising verso l'offerta di contenuti e servizi in formula premium. A motivare tale fenomeno vi sarebbe in particolare la bassa remunerazione derivante dalla pubblicità, un dato di fatto testimoniato dai ricercatori della Carnegie Mellon University in un report pubblicato in giugno.

Quanto guadagna mediamente un sito Web dalla visualizzazione di un banner? Stando ai risultati degli studi effettuati tale cifra non adrebbe oltre gli 0.00007 euro. La maggior parte delle entrate verrebbero maturate invece dai grandi circuiti pubblicitari, con milioni di editori sparsi in tutto il Mondo a contendersi marginalità quasi inconsistenti.

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A ciò si aggiungerebbero continue violazioni delle normative per la tutela della privacy, a partire dal GDPR (General Data Protection Regulation), che però finirebbero per produrre ben pochi vantaggi a favore delle aziende committenti. Anche in questo caso delle informazioni personali raccolte beneficierebbero soprattutto i network specializzati in advertising.

Per proporre un semplice esempio a riguardo, basterebbe citare il fatto che una campagna pubblicitaria incentrata sulla profilazione finirebbe per costare fino a 2.68 volte di più di una tradizionale promozione online, per contro le performance generate dalle attività di tracciamento sarebbero superiori di appena 4 punti percentuali.

L'attuale panorama dell'advertising in Rete sarebbe ancora troppo gravato dal duopolio di Google e Facebook che da sole riuscirebbero ad incamerare quasi il 60% di tutto il fatturato prodotto dal settore negli USA. Inserzionisti ed editori sono quindi alla ricerca di nuovi canali indipendenti che possano remunerare maggiormente la propria attività su Internet.

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