La Commissione UE esprime seri dubbi sulla Google Tax

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Seppur rimaneggiata nelle ultime ore, che la si voglia chiamare "Google Tax" o più genericamente "Web Tax", la norma che dovrebbe emendare la Legge di Stabilità per obbligare i colossi di Internet a dotarsi di una partita IVA potrebbe essere presto approvata in via definitiva.

Nonostante il parere favorevole dell'Aula della Camera dei Deputati, l'Unione Europea avrebbe però espresso seri dubbi sulla legittimità dell'emendamento, quest'ultimo infatti potrebbe violare alcune norme comunitarie riguardanti la libertà di circolazione delle merci e la fornitura di servizi nonché discrimitare alcuni operatori economici.

Ma secondo Francesco Boccia (Pd), il promotore della "Google Tax", essa non rappresenterebbe in realtà una nuova imposta, ma semplicemente un sistema per tracciare i profitti che le multinazionali riescono a generare in Italia pur pagando le tasse previste in regimi fiscali più favorevoli.

In pratica, per Boccia l'accusa di violazione delle norme europee non sarebbe valida in quanto Google e gli altri giganti del Web dovrebbero pagare nel nostro Paese soltanto le tasse previste per l'imponibile fatturato in Italia e non per l'intero giro d'affari all'interno dell'Unione.

Claudio Garau

Web developer, programmatore, Database Administrator, Linux Admin, docente e copywriter specializzato in contenuti sulle tecnologie orientate a Web, mobile, Cybersecurity e Digital Marketing per sviluppatori, PA e imprese.

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