Direttiva copyright: ripartono i negoziati

Direttiva copyright: ripartono i negoziati

Abbiamo parlato più volte della Direttiva sul Copyright, una proposta di legge che dovrebbe modificare radicalmente il modo di tutelare i diritti d'autore in ambito europeo introducendo, tra l'altro, nuove modalità per la remunerazione degli editori (Articolo 11) e l'obbligatorietà di implementare filtri grazie ai quali bloccare la pubblicazione non autorizzata dei contenuti (Articolo 13).

Le posizioni a favore e quelle contro all'introduzione della nuova disciplina sul diritto d'autore

Più volte arrivata ad un passo dall'approvazione, fino ad ora la bozza della Direttiva è stata però respinta in seguito all'opposizione di diversi stati membri, ma con il nuovo inizio dei negaziati previsto per questa settimana vale la pena di analizzare quali sono le forze attualmente in campo e per quali motivi esse difendono le proprie posizioni.

In favore della direttiva si è pronunciata, come prevedibile, l'industria dei contenuti. Stesso discorso per quanto riguarda la maggioranza del Parlamento Europeo capitanata dal PPE, con due importanti paesi membri come Francia e Spagna a supporto. In linea generale, questa fazione sostiene l'ipotesi che il solo traffico generato da aggregatori e social network non sia sufficiente a remunerare il lavoro degli editori.

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Di tutt'altro avviso i colossi del Web, Google e Facebook in primis. I loro alleati formano una compagine eterogenea all'interno della quale spiccano l'Allied for Startup, convinta che la Direttiva limiterà l'operatività delle imprese innovative, i piccoli editori della European Innovative Media Publishers e i giornalisti della International and European Federations of Journalists, preoccupati del fatto che la Direttiva possa favorire le realtà più strutturate a loro svantaggio.

La posizione del governo italiano

Mentre Mountain View sottolinea quanto un'eventuale approvazione degli articoli 11 e 13 potrebbe determinare una perdita per tutti gli operatori in gioco, la posizione dell'Italia appare ancora molto sfumata e orientata più ad una mitigazione di quanto previsto dalla bozza che ad un respingimento tout court della direttiva.

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