Facebook: no alle discriminazioni nell'advertising

Facebook: no alle discriminazioni nell'advertising

Nei mesi scorsi Menlo Park ha dovuto subire gli strali di diverse associazioni per i diritti civili che hanno accusato Facebook di ospitare contenuti sponsorizzati discriminatori nei confronti di alcune minoranze, fino a sfociare in distinzioni non ben giustificate sulla base dell'appartenenza di genere, della fascia d'età e dell'area di residenza.

Tale fenomeno avrebbe riguardato in particolare alcune campagne pubblicitarie incentrate sul mercato immobiliare, le offerte di posti di lavoro e la cessione del credito. Gli inserzionistii avrebbero utilizzato infatti criteri come l'appartenenza sessuale, l'età e addirittura il codice postale per rendere visibili i propri annunci soltanto a target specifici, escludone altri.

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Intervenuta personalmente per risolvere la questione, la COO Sheryl Sandberg avrebbe assicurato che tali criteri non potranno essere più utilizzati per l'advertising relativo alle categorie precedentemente citate. Mark Zuckerberg e soci pagheranno poi 5 milioni di dollari per l'archiviazione di tutte le denunce fino ad ora ricevute in merito.

Il problema della targetizzazione degli annunci richiederà probabilmente ulteriori soluzioni, questo perché l'esclusione di alcuni utenti dalla visualizzazione di determinate pubblicità non è necessariamente un'azione discriminatoria. Molto spesso essa risponde semplicemente ad esigenze legate all'ottimizzazione delle performance generate dalle campagne.

Gli effetti indesiderati derivanti da una minore disponibilità di criteri, per quanto giustificata da intenti meritori, potrebbe divenire evidente in particolare per gli annunci immobiliari che secondo le intenzioni di Facebook dovrebbero essere presto visibili a chiunque, limitatamente agli USA, senza alcuna possibilità di restringere il campo dei destinatari.

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