Il fondatore di Tesla contro l'Intelligenza Artificiale

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Quali benefici potrà portare per gli esseri umani un'evoluzione incontrollata dell'Intelligenza Artificiale? Secondo una voce autorevole come quella di Elon Musk, fondatore di progetti di successo come Tesla e Space X, alla lunga un'AI troppo sviluppata potrebbe rappresentare addirittura un pericolo per i suoi stessi creatori, le possibili incognite non andrebbero sottovalutate.

Opite del recente Centennial Symposium organizzato dal dipartimento di Aeronautica e Astronautica del MIT (Massachusetts Institute of Technology), Musk avrebbe descritto l'Intelligenza Artificiale come una sorta di "demone" che, una volta invocato, non potrà più essere rispedito negli Inferi; da qui ad uno scenario apocalittico il passo sarebbe breve.

Incredibilmente (o forse in virtù di ciò), proprio l'uomo che deve la sua fortuna all'automotive assistito sembrerebbe essere terrorizzato dalle macchine che hanno consapevolezza di sè; questo perché per la prima volta le macchine non rappresenterebbero più un mezzo utilizzabile arbitrariamente per il bene o per il male, ma degli "esseri" in grado di operare autonomamente delle scelte.

Sostanzialmente il ragionamento (e i timori) di Musk si baserebbe sul fatto che in tempi nei quali il Cloud Computing e il Big Data sono sempre più presenti non soltanto nell'ambito enteprise ma anche in quello privato, prima o poi l'intelligenza umana e quella artificiale dovranno confrontarsi e, per un semplice questione evolutiva, non è detto che la prima prevalga sulla seconda.

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Così, mentre da una parte società come Google e Facebook investono miliardi di dollari in soluzioni dedicate all'AI e ai droni (per non parlare degli ingenti stanziamenti per la Difesa e la Cyber War), c'è chi cerca di dimostrare l'incontrollabilità di alcune variabili; un discorso che, al di là dei catastrofismi, potrebbe incoraggirare il settore a svilupparsi nella giusta direzione.

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