L'e-commerce italiano non scommette sull'export

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L'e-commerce italiano non scommette sull'export

Secondo una rilevazione svolta da UPS in collaborazione con Nathan, meno della metà delle PMI della Penisola venderebbe i propri prodotti anche online e 2/3 di queste ultime effettuerebbe delle esportazioni. Ad oggi però l'export rappresenterebbe soltanto 1/5 delle vendite effettuate tramite il commercio elettronico confermando l'esistenza di potenzialità inespresse.

A dominare sarebbe l'e-commerce B2C (Business-to-Consumer) che rappresenterebbe circa il 90% dell'export contro una quota di appena il 10% per il B2B (Business-to-Business), nello stesso modo quasi il 60% delle aziende opererebbe vendite dirette alla clientela e soltanto il 19% si occuperebbe anche di vendite in drop-shipping (cessione di prodotti senza disponibilità di magazzino).

Per quanto riguarda invece le modalità di vendita, nel 55% dei casi verrebbero utilizzate delle piattaforme di terze parti, come per esempio Amazon e eBay, mentre appena il 13% del campione avrebbe optato per la realizzazione di un proprio store di e-commerce. Nel 34% dei casi le vendite avverrebbero esclusivamente all'interno dei confini nazionali.

In ogni caso la maggior parte degli imprenditori intervistati sembrerebbero avere una buona opinione del commercio elettronico e nell'84% dei casi sarebbero convinti che, quando adottata, tale modalità potrebbe determinare un incremento delle vendite. Nello stesso modo l'e-commerce potrebbe essere utile per conquistare nuovi clienti (59%) o altri mercati (47%).

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A limitare le iniziative legate alle vendite online sarebbero attualmente diversi fattori tra cui le spese doganali spesso elevate e le difficoltà nella protezione delle proprietà intellettuali. Per il 38% del campione il mercato del falso "Made in Italy" rappresenterebbe un disincentivo agli investimenti per l'e-commerce a causa della concorrenza sleale.

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