ONU: privacy digitale e diritti umani

ONU: privacy digitale e diritti umani

La commissione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha recentemente dato vita ad una discussione inerente il diritto alla privacy in un contesto digitale oramai pervasivo a livello globale; l'idea dei consiglieri è che ormai le questioni riguardanti la tutela dei dati personali degli utenti influenzino nel concreto il livello di rispetto dei diritti umani da parte delle istituzioni.

In tal senso la posizione dell'ONU sembrerebbe essere quanto più chiara possibile: nessun governo, ivi compresi quelli che di fatto potrebbero definirsi "democratici", dovrebbe avere la possibilità di sorvegliare l'attività su Internet dei cittadini della propria nazione senza agire in violazione dei trattati internazionali.

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Proprio citando tale principio, i componenti della commissione hanno voluto far notare come da una parte le caratteristiche della Rete abbiano reso tale strumento uno dei maggiori veicoli per la diffusione della libertà di espressione mentre, dall'altra, mai come oggi sarebbero disponibili soluzioni per monitorare le azioni degli utenti durante le loro sessioni online.

A questo proposito sarebbe stato presentato un esempio particolarmente attuale e calzante: se inizialmente infatti i regimi autoritari temevano l'utilizzo dei social network da parte dei dissidenti, oggi invece essi tenderebbero a tramare per incentivarne l'impiego in modo da controllare ed identificare più facilmente i protagonisti dell'opposizione.

Essendo la Rete un canale per la comunicazione a livello internazionale, soltanto l'ONU potrebbe riuscire a creare uno standard normativo in grado di superare i limiti oggettivi dei singoli stati nazionali, fermo restando che ancora oggi sono non pochi i governi che operano ignorando leggi e convenzioni universalmente validi per il rispetto dei diritti umani.

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