Quel decreto che blocca il WiFi

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In un Paese come il nostro dove il tasso di informatizzazione delle aziende e quello di alfabetizzazione dei cittadini è ancora troppo basso, le regole restrittive imposte dal Decreto Pisanu costituiscono un ulteriore freno allo sviluppo e all'affermazione di una cultura digitale

Come è noto, il Decreto Pisanu (legge n. 155 del 31 luglio 2005) obbliga i gestori di esercizi pubblici a dotarsi di una licenza rilasciata dalla Questura e ad identificare gli utenti prima dell'accesso al WiFi; il tutto nel quadro di una legge antiterrorismo vecchia di 5 anni.

Ora, grazie ad una proposta di abrogazione del Decreto Pisanu promossa in Parlamento da Paolo Gentiloni (PD) e Luca Barbareschi (FLI), presto (ci si augura) i lacci e lacciuoli che strozzano Internet Cafè, Internet Point e librerie multimediali potrebbero essere sciolti.

Va segnalata la posizione contraria all'abbrogazione da parte dell'AD di Telecom Italia, Franco Barnabé, secondo il quale in Europa si va ormai nella direzione della fine della navigazione anonima; Barnabé dimentica però che solo in Italia è permesso "schedare" gli utenti che desiderano accedere al WiFi.

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