Scarsi guadagni con le IPO? Le preoccupazioni degli investitori

Un'IPO (Initial Public Offering) è in pratica un sistema utilizzato dalle aziende per incrementare la propria capitalizzazione tramite il debutto in Borsa. Nel corso degli ultimi 2 anni diverse grandi realtà dell'High Tech (Snap, Uber, Pinterest..) hanno utilizzato questo strumento, ma i risultati a livello finanziario non sono stati sempre in grado di soddisfare le attese.

A descrivere l'attuale situazione è stato di recente Marc Andreessen, informatico noto sia per avere sviluppato il primo browser Web di sempre (Mosaic) che per essere uno dei più importanti investitori della Silicon Valley. Secondo Andreessen l'era delle grandi IPO sarebbe ormai finita dopo un lungo tramonto iniziato circa 5 anni fa.

A suo parere il modello basato sulle offerte pubbliche iniziali sarebbe fallato a monte, cioè già prima del lancio sul mercato azionario. Le grandi compagnie tenderebbero infatti a rimanere private per svariati anni, accumulando ricchezze che finirebbero regolarmente nelle tasche di coloro che sono riusciti a scommettere per primi sulla bontà di un progetto.

Tale strategia porterebbe a concentrare i guadagni e il valore potenziale di una società in pochissime mani, con la conseguenza che al momento dell'IPO gli investitori privati tenderebbero a massimizzare i ritorni di investimento vendendo le proprie quote di capitale e lasciando agli investitori pubblici opportunità di profitto del tutto marginali.

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Realtà come Google e Facebook rappesenterebbero in questo caso delle eccezioni, perché talmente strutturate e al centro di business talmente remunerativi da poter generare utili. In gran parte degli altri casi il valore dei progetti quotati sarebbe invece soltanto teorico, basti pensare ad aziende come Pinterest che dopo un'IPO di successo avrebbe visto crollare le sue quotazioni del 13% a causa della sua limitata capacità di monetizzazione.

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