Spariti i fondi per la banda larga

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Spariti i fondi per la banda larga

Più volte sbandierati per poi essere destinati ad altre "finalità prioritarie", gli 800 milioni di euro promessi dal Governo Italiano per il finanziamento di infrastrutture dedicate alla diffusione della banda larga sono nuovamente spariti nel nulla...

E dire che questa volta sembrava essere quella buona! I fondi erano stati finalmente trovati grazie alla recente asta per le frequenze 4G che, avendo generato ricavi pari a 1,6 miliardi oltre le attese, avrebbe permesso il finanziamento della banda larga utilizzando anche solo il 50% di tale extragettito.

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Ma niente da fare, il 50% dei soldi andranno infatti al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e per l'altra metà ad un fondo che servirà ad attenuare i tagli ai vari ministeri; in pratica, ciò che doveva risolvere il problema del digital divide servirà invece, e ancora una volta, per tappare i buchi di bilancio.

In questa sede, ovviamente, non si vuole discutere circa la bontà o meno della effettiva destinazione dei danari provenienti dall'asta delle frequenze 4G, ma il perdurante atteggiamento dell'attuale classe dirigente verso l'innovazione appare essere il sintomo evidente di un diffuso disinteresse verso il futuro del paese.

Un paese che non innova è destinato ad un declino inevitabile. Nel resto del mondo Internet è fonte di ricchezza e strumento potente per superare barriere di ogni tipo (sia geografiche che democratiche), mente in Italia la Rete è vista ancora come un gioco, una cosa da ragazzi o, peggio, un'area deregolamentata (e da regolare in ogni modo) in cui proliferano malcostume ed illegalità.

Investire nell'ampliamento della banda larga non è un "lusso" ma un dovere inderogabile per un paese che vuole restare agganciato al progresso tecnologico, nella consapevolezza (che, probabilmente, non è propria della nostra classe dirigente) che questo potrebbe contribuire ad un rilancio dell'intera economia delle penisola, creando nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per i giovani italiani che, troppo spesso, sono costretti a cercare fortuna altrove.

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