La UE preoccupata dalle nuove norme sulla privacy di Google

La UE preoccupata dalle nuove norme sulla privacy di Google

Dal 1 marzo 2012 entreranno in vigore le nuove norme sulla privacy di Google con le quali il colosso di Mountain View riscrive interamente la privacy policy di tutto il proprio universo di servizi. Tra due giorni, infatti, cesseranno di avere validità oltre 60 diversi regolamenti che verranno sostituiti da un unico testo il cui contenuto non ha mancato di suscitare dubbi e preoccupazioni.

Ad esprimere qualche perplessità, in questi giorni, è anche l'Unione Europea che non ha mancato di sottolineare la propria "profonda preoccupazione" in merito ai nuovi regolamenti che Google si appresta ad adottare. Più precisamente, la CNIL - autorità francese per la protezione dei dati personali incaricata di effettuare un'indagine conoscitiva sulle nuove norme di casa Google - ha chiesto a Larry Page - fondatore e CEO del gruppo - una "pausa" sul percorso di adozione della nuova normativa in quanto questa sembrerebbe non rispettare i requisiti della Direttiva europea sulla protezione dei dati (95/46/Ce).

Secondo il CNIL, infatti, la nuova privacy policy di Google sarebbe di difficile comprensione per un "utente medio" il quale si troverebbe, pertanto, a manifestare un consenso non pienamente consapevole; inoltre le dimensioni del gruppo Google ed il fatto di incrociare tutti i dati provenienti dai vari servizi lascerebbe sorgere più di una perplessità circa "le vere pratiche di Google".

Viviane Redding, vice-presidente della Commissione Europea, ha appoggiato apertamente la posizione del CNIL sostenendo che "i consumatori devono essere in grado di prendere decisioni consapevoli nell'uso dei servizi basati su internet (...) Google deve rinviare l'introduzione della sua policy finché non avrà risolto i dubbi sulla conformità con le norme europee sulla protezione dei dati".

Sulla stessa linea anche il nostro Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, secondo il quale "L'informativa fornita agli utenti è apparentemente esaustiva ma in realtà troppo generica ed elusiva" e lascerebbe aperte troppe porte a Google circa l'effettivo uso dei dati raccolti.

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