IoT: aumentano gli attacchi contro gli oggetti connessi

IoT: aumentano gli attacchi contro gli oggetti connessi

Stando ai dati contenuti nel "Nokia Threat Intelligence Report", ad oggi i dispositivi IoT (Internet of Things) rappresenterebbero da soli il 33% dei device infetti in circolazione, tale percentuale fotograferebbe un netto peggioramento del settore dal punto di vista della cybersecurity considerando che nel corso del precedente anno di osservazione non si era andati oltre i 16 punti.

Tali risultati sarebbero particolarmente preoccupanti anche in vista dell'evoluzione che dovrebbe presto coinvolgere il mercato degli oggetti connessi, con l'affermarsi delle connessioni ultraveloci in 5G è infatti molto probabile che i malware e gli attacchi da parte di utenti malintenzionati troveranno un alleato involontario per garantirsi una diffusione molto più rapida.

Il report è stato realizzato analizzando l'attività di oltre 150 milioni di dispositivi attualmente in funzione sulla rete NetGuard Endpoint Security della stessa azienda scandinava, un network destinato a diventare sempre più esteso anche per il sempre maggior ricorso a device in grado di raccogliere e comunicare dati in ambito professionale e industriale.

Più vulnerabili i device connessi ad una rete accessibile da remoto e gestiti con applicazioni di origine dubbia

Secondo quando affermato dai ricercatori di Nokia, a correre i rischi più elevati sarebbe la visibilità degli oggetti connessi all'interno di una rete accessibile da remoto, si rivelerebbero quindi più attaccabili tutti quei dispositivi per i quali gli indirizzi IP assegnati sono rivolti agli utilizzatori, mentre sarebbero più sicure tutte quelle configurazioni in cui la conversione degli IP viene effettuata a monte dai carrier.

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Tra gli altri fattori di rischio vi sarebbero anche comportamenti sconsigliabili come l'utilizzare applicazioni non scaricate da App Store e Play Store per interagire con i device tramite il proprio smartphone e l'esposizione a tecniche di social engineering che sfruttano le situazioni di emergenza, come l'attuale pandemia di Coronavirus (Sars-Cov-2), per raggirare l'utenza.

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