Privacy online, i timori degli Italiani

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Digital Transformation Institute e CFMT hanno recentemente presentato i risultati contenuti nella rilevazione intitolata Retail Transformation 2.0, secondo quest'ultima gli Italiani sarebbero ormai degli utilizzatori assidui di social network ma la maggiore confidenza del mezzo non si tradurrebbe in un generale clima di fiducia riguardo al corretto trattamento dei dati personali.

Secondo il 71% dei nostri connazionali intervistati la frequentazione dei social network rappresenterebbe un fattore sufficiente per ritenere la propria privacy a rischio, tale percentuale sarebbe superiore di 3 punti rispetto a quella registrata nel corso del 2018. In generale il termine "social media" verrebbe associato quasi istintivamente a Facebook.

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Per quanto riguarda la conoscenza percepita, che non necessariamente trova appoggio in competenze realmente esistenti, gli uomini sembrerebbero avere più familiarità con i social network delle donne (95% dei primi contro il 93% delle seconde) e gli ultrecinquantacinquenni più degli appartenenti alla fascia di età compresa tra i 35 e i 54 anni.

Un aspetto interessante riguarda il fatto che spesso verrebbe confusa la capacità di utilizzare uno strumento (ad esempio un'applicazione) con la consapevolezza delle implicazioni di tale utilizzo. Per questo motivo una larga parte dei frequentatori di social network sarebbe esposto a fenomeni come le fake news e privo di mezzi culturali per la verifica delle fonti.

Sempre più diffuso l'utilizzo dei social media per le decisioni riguardanti gli acquisti, l'86% del campione li avrebbe sfruttati per raperire informazioni riguardanti un prodotto, mentre il 76% di essi avrebbe fatto riferimento a quanto letto su un social network per valutare l'affidabilità di un e-commerce. Nel 70% dei casi tali piattaforme sarebbero state impigate per verificare la qualità di un'offerta.

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