Il GDPR danneggia il programmatic

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Il GDPR danneggia il programmatic

Secondo alcuni analisti la definitiva applicazione del GDPR, nuovo Regolamento Generale per la Protezione dei Dati Personali dell'Unione Europea, starebbe già influenzando negativamente alcuni settori del mercato dell'advertising. Tra questi ultimi il più coinvolto sembrerebbe essere quello programmatic, dove lo scambio di dati tra operatori rappresenta un fattore determinante.

Nello specifico sarebbe stata rilevata una flessione degli acquisti da parte di importanti realtà come DBM, la demand side platform di Mountain View. Tale fenomeno starebbe interessando anche il nostro Paese e in alcuni casi la diminuzione della domanda sarebbe stata misurata in oltre 70 punti percentuali con ripercussioni importanti sulla monetizzazione.

Il comportamento di Google potrebbe essere motivato dalle scelte operate dai venditori per tutelarsi da eventuali violazioni della normativa sulla privacy vigente. La responsabilità del dato ceduto, in realtà, dovrebbe essere attribuita agli editori, dando per scontato che questi ultimi abbiano già ottenuto il consenso per eventuali trattamenti, ma Big G lavora in modo completamente diverso. Per l'azienda californiana avrebbero, infatti, valore soltanto i consensi raccolti attraverso il proprio network, non rientrerebbero quindi in questa fattispecie tutti i consensi ottenuti da siti Web di terze parti (per esempio attraverso finestre pop-up). L'attuale tendenza, pertanto, dovrebbe proseguire fino a quando Google non adeguerà la propria struttura e le proprie policy.

Le stime riguardanti il mercato europeo nel suo complesso parlerebbero di un decremento compreso tra il 25 e il 40%, ma essendo il GDPR vincolante soltanto da una manciata di giorni è forse ancora troppo presto per effettuare delle previsioni certe. Mountain View sarebbe già al lavoro per adattare DBM al nuovo assetto del programmatic.

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