Google: quando l'AI non è etica

Google: quando l'AI non è etica

Timnit Gebru, una delle massime autorità mondiali in tema di etica dell'Intelligenza Artificiale, è stata recentemente al centro di accese polemiche rivolte nei confronti di Google, società accusata di aver determinato l'allontanamento della scienziata dal proprio organico. Alla base della vicenda vi sarebbe stata una visione non condivisa dei rischi derivanti dai bias algoritmici.

Timnit Gebru accusa Google per i suoi algoritmi di Google discriminatori

L'informatica era a capo della divisione Ethical AI di Mountain View e durante il suo lavoro presso l'azienda californiana avrebbe lamentato la possibilità che gli algoritmi utilizzati potessero sviluppare dei pregiudizi nei confronti di alcune minoranze. Tali conclusioni erano destinate ad una pubblicazione accademica che però sarebbe stata contestata dai vertici di Big G.

Contrariata dalla presa di posizione della compagnia, Gebru avrebbe quindi presentato le sue dimissioni e queste ultime, contrariamente alla prassi che prevede la ricerca di un accordo tra le parti, sarebbero state accettate. Immediata la reazione da parte dei dipendenti di Google che avrebbero protestato contro il suo allontanamento attraverso una petizione.

Quanto accaduto, oltre a riproporre i bias cognitivi delle AI che, nel caso specifico, sarebbero dovute essere applicate al linguaggio, avrebbe fatto emergere un'altra problematica: attualmente soltanto l'1.6% del personale di Google sarebbe composto da donne afroamericane come Gebru e ciò starebbe accedendo in un periodo in cui le aziende sono costantemente sotto osservazione per quanto riguarda i comportamenti discriminatori.

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Da parte sua Sundar Pichai si sarebbe scusato per il trattamento riservato all'ex dipendente ma, come fatto notare da alcuni esponenti della stampa, non avrebbe ammesso alcun errore. Tali commenti non avrebbero fatto altro che indispettire ulteriormente Gebru, a suo parere dipinta come una "donna nera arrabbiata" da un Pichai non in grado di assumersi le proprie responsabilità.

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