Web Tax: USA favorevoli (a sorpresa)

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Web Tax: USA favorevoli (a sorpresa)

Il fronte della Web Tax trova inaspettatamente un nuovo alleato: gli Stati Uniti. La scarsa simpatia tra l'attuale amministrazione di Washington e le Big Company High tech è cosa nota, ma diversi analisiti si sarebbero dichiarati sorpresi considerando che diverse aziende colpite da questa novità fiscale dovrebbero essere americane.

Al centro delle ultime iniziative in proposito vi sarebbe l'OCSE (Organisation for Economic Co-operation and Development) che riunisce ben 127 paesi, molti dei quali interessati ad acquisire un maggior gettito da quelle multinazionali che operano a livello globale ma pagano soltanto le tasse previste nella nazione in cui hanno sede legale.

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Forte di una rappresentanza pari a circa il 90% dell'economia mondiale, l'OCSE sarebbe fortemente intenzionata ad introdurre la Web Tax entro il 2020. L'idea è quella di utilizzare la localizzazione degli utilizzatori come parametro per il calcolo dell'imposta su profitti e ricavi, in questo modo i cosiddetti GAFA (Google, Amazon, Facebook e Apple) non potrebbero approfittare delle fiscalità di vantaggio offerte dalle regioni in cui hanno stabilito la propria sede.

Oltre al sostegno degli USA, questa iniziativa può vantare anche quello di un'altra potenza economica come la Cina. Persino l'India, che rappresenta un mercato potenzialmente sterminato ma ancora lontano dalla maturità, si sarebbe dichiarata favorevole ad una Web Tax la cui entità venga definita sulla base di criteri comuni a livello planetario.

Un eventuale accordo tra i membri dell'OCSE dovrebbe portare alla sostituzione delle normative in vigore nei singoli stati. A tal proposito si ricordi che l'Italia, in attesa di una decisione a riguardo in ambito UE, ha deciso di introdurre nella Manovra Finanziaria del 2019 una Web Tax del 3% per le società che fatturano oltre 5.5 milioni di euro nel nostro Paese e 750 milioni in tutto il Mondo.

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