La CIA spia gli utenti tramite l'IoT

Wikileaks, la piattaforma di controinformazione fondata da Julian Assange, ha reso pubblici migliaia di documenti dai quali emergerebbe un'attività di spionaggio svolta dalla CIA attraverso i device mobili, gli oggetti connessi e le tecnologie per l'IoT (Internet of Things); quest'ultima si sarebbe svolta in diversi paesi tra cui anche l'Italia.

I leaks diffusi riguarderebbero un periodo di ben 3 anni, dal 2013 al 2016, durante i quali l'agenzia statunitense avrebbe sfruttato anche dispositivi utilizzati in ambito domestico come le Smart TV per monitorare le abitudini degli utilizzatori. Difficile dare una misura dell'entità del fenomeno, perchè la mole di dati pubblicata è particolarmente consistente.

Nel complesso Assange e soci avrebbero distribuito ben 7.800 pagine e 943 allegati, si tratterebbe però di materiale relativo unicamente al 2016 e solamente ad una parte di esso; per il resto delle informazioni sarà necessario attendere che la fase di revisione eseguita nel quadro del progetto "Vault 7" di Wikileaks prosegua ulteriormente.

Infatti, a differenza di quanto accaduto in passato, i documenti sarebbero stati pubblicati con degli omissis dovuti ad interventi degli stessi leakers, si è infatti provveduto alla rimozione di alcuni dati (come per esempio degli indirizzi IP) che potrebbero essere utilizzati al fine di identificare gli utenti che hanno collaborato alla fuoriuscita di notizie.

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Da quanto trapelato emergono però da subito alcuni dettagli allarmanti riguardanti la possibilità di controllare da remoto dispositivi Android o iOS, lo spionaggio a carico delle conversazioni private, la violazione degli algoritmi di cifratura utilizzati da applicazioni come WhatsApp, Telegram o Signal e l'acceso ai microfoni di device utilizzati nelle case dei cittadini.

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