Facebook fa causa a NSO per lo spyware di WhatsApp

Facebook fa causa a NSO per lo spyware di WhatsApp

I legali di Menlo Park avrebbero presentato una richiesta di risarcimento contro l'azienda israeliana NSO alla corte distrettuale di San Francisco. Per il momento non sarebbero disponibili dettagli riguardo alla cifra, ma tra le istanze inviate al giudice vi sarebbe anche quella di vietare l'accesso a WhatsApp alla compagnia mediorientale.

Per ricostruire la vicenda è necessario tornare indietro nel tempo fino allo scorso maggio, quando il nome di NSO cominciò ad acquisire una certa notorietà anche presso la stampa generalista in seguito all'accusa di aver utilizzato la nota applicazione per la meggistica istantanea con lo scopo di spiare funzionari governativi, politici, giornalisti, attivisiti e diplomatici.

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Da parte loro i portavoce di NSO avrebbero difeso la propria azienda ricordando che il cyberspionaggio e i software per la sorveglianza rappresentano sostanzialmente il core business della compagnia, essa infatti fornisce tecnologie per la lotta al terrorismo a forze dell'ordine e agenzie di Intelligence operando nella massima legalità.

Tra i prodotti di punta del gruppo di Herzliya vi è per esempio Pegasus, un trojan per i sistemi operativi mobile Android e iOS che è in grado di tracciare i device tramite il segnale GPS, intercettare il traffico dati su Internet o sfruttare il microfono di un terminale per spiare da remoto l'utilizzatore del dispositivo. Solo nel caso di WhatsApp le persone spiate sarebbero state più di 1.400.

A rendere particolarmente efficace l'azione di Pegasus è il fatto che esso si attiva attraverso una videochiamata e non necessita che il destinario risponda per andare in esecuzione. Da tempo NSO opera attirando le critiche di associazioni per i diritti umani come Citizen Lab, Facebook dispone però di enormi risorse per le spese legali e questa volta l'avversario potrebbe rivelarsi più ostico di quelli del passato.

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