Revenge Porn: i dati di Women for Security

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 Revenge Porn: i dati di Women for Security

Stando ad una recente rilevazione svolta da Women for Security, network rivolto alle operatrici della Cybersecurity del nostro Paese, il 75% delle donne italiane riterrebbe che rivolgersi alle autorità competenti per denunciare attività di Revenge Porn possa essere utile per contrastare il fenomeno. Cìò significa che ben 1/4 del campione non sarebbe convinta dell'utilità di una segnalazione.

Più confortanti i dati riguardanti la consapevolezza delle nostre connazionali riguardo a questa grave problematica, infatti l'88% delle intervistate sarebbero informate riguardo al fatto che il Revenge Porn, così come tutte le forme di "pornografia inconsapevole" che riguardano la condivisione non autorizzata di contenuti intimi, costituisce un reato perseguibile penalmente.

Lo studio è stato condotto analizzando le risposte di una campione non omogeneo per fasce d'età composto per l'86% da donne (il 34% tra i 40 e i 50 anni e il 32% tra i 25 e i 40), il 14% dei partecipanti avrebbe affermato di conoscere almeno una persona vittima di Revenge Porn e di osservare che nella quasi totalità dei casi le vittime sono donne.

Il 2% sarebbe stato vittima in prima persona di un episodio di Revenge Porn ma solo nella metà dei casi avrebbe provveduto ad una denuncia. Per quanto riguarda le contromisure, il 47% delle risposte avrebbe fatto riferimento alla prevenzione, il 17% alle campagne per la sensibilizzazione e appena il 7% ad un inasprimento delle pene.

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Secondo quanto affermato in proposito da Women for Security, l'età media delle vittime di Revenge Porn si starebbe abbassando pericolosamente coinvolgendo sempre più persone in età scolare, per questo motivo l'organizzazione ha in programma di coinvolgere sempre più attivamente le istituzioni didattiche in modo da combattere il fenomeno attraverso l'educazione.

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