Web Company e Congresso USA allo scontro sulle responsabilità delle piattaforme

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Web Company e Congresso USA allo scontro sulle responsabilità delle piattaforme

Mark Zuckerberg, Jack Dorsay e Sundar Pichai, rispettivamente CEO di Facebook, Twitter e Alphabet (conglomerato finanziario di cui fa parte Google) hanno recentemente affrontato un'audizione in videoconferenza presso il Congresso degli Stati Uniti, appuntamento durante il quale le parti in causa non avrebbero mancato di scontrarsi aspramente.

Oggetto dell'audizione era la Section 230 del Communications Decency Act, normativa che di fatto deresponsabilizza le piattaforme Web da quanto viene condiviso dai propri utenti. Ultimamente le autorità americane stanno infatti discutendo la possibilità di un inasprimento che permetta di sanzionare social network e altri servizi quando diventano palcoscenico di contenuti inappropriati.

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Paradossalmente questa volta le accuse di censura non sarebbero arrivate dalle compagnie coinvolte ma dalla Politica stessa, esse avrebbero interessato in particolare l'azienda capitanata da Dorsey per via del fatto che alcuni giorni fa dei tweet pubblicati dal Presidente Donald Trump sarebbero stati improvvisamente rimossi per violazione delle policy.

Democratici e Repubblicani insieme contro le grandi piattaforme sociali del Web

Per aver un quadro completo della situazione è però bene precisare che a questo proposito sia i Repubblicani che i Democratici condividerebbero lo stesso parere, i primi sarebbero infatti convinti della capacità di influenzare l'opinione pubblica delle piattaforme, mentre i secondi riterrebbero che queste ultime siano fonte di fake news incontrollate e spesso favorevoli al business delle grandi compagnie del Web.

Ad essersi dimostrato più favorevole verso un'eventuale modifica della Section 230 sarebbe stato Zuckerberg, secondo il quale i social network potrebbero essere sì richiamati ad una maggiore responsabilizzazione riguardo ai contenuti, ma solo a patto che le nuove regole non si rivelino troppo restrittive. Diversamente le piattaforme sarebbero costrette a censurare tutto ciò che potrebbe essere anche lontanamente motivo di sanzione.

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