Apple: male ma non malissimo

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Apple: male ma non malissimo

Dopo la decisione di ridurre le stime di crescita per il 2019 a causa del rallentamento del mercato cinese, gli analisti attendevano con ansia in risultati relativi all'ultima trimestrale di cassa delle Casa di Cupertino. I numeri finalmente presentati agli investitori certificherebbero un calo sia per quanto riguarda il fatturato che per gli utili, nonostante ciò il quarto avrebbe performato meglio di quanto previsto negli ambienti finanziari.

Inevitabile il sospiro di sollievo da parte degli azionisti che probabilmente attendevano cifre ben peggiori, il titolo dell'azienda californiana ne ha quindi beneficiato registrando un'impennata di circa il 6% a poche ore di distanza dalla distribuzione del report. Apple ha inoltre deciso di erogare i dividendi (0.73 dollari ad azione) entro il 14 febbraio.

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Ma veniamo ai ricavi che questa volta si sarebbero assestati ad 84.3 miliardi di dollari (contro gli 83.79 miliardi previsti), mentre l'utile netto sarebbe ammontato a 19.97 miliardi di dollari (4.18 dollari ad azione contro i 4.17 previsti). I cali dovrebbero essere tutti imputabili ad un minore traino degli iPhone dei quali, però, non disponiamo più dei dati di vendita.

A tal proposito Tim Cook e soci avrebbero giustificato le minori performance del melafonino facendo riferimento non solo alla congiuntura asiatica, ma anche ad un prezzo del dollaro fattosi troppo elevato per sostenere adeguatamente le esportazioni e ad una minore propensione dei provider telefonici a fornire incentivi per i bundle con smartphone.

In crescita il fatturato derivante dai servizi, con un +19% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e ricavi per 10.9 miliardi di dollari. Il continente americano rimane ancora oggi il mercato più importante per la Mela Morsicata, anche se in leggero declino così come l'Europa, ma nel complesso ben il 62% del giro d'affari generato verrebbe generato al di fuori dei confini USA.

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