Assange: no all'estradizione negli USA

Assange: no all'estradizione negli USA

Julian Assange, fondatore della piattaforma di controinformazione WikiLeaks, non verrà estradato negli Stati Uniti. A deciderlo è stata la giudice britannica Vanessa Baraitser che, pur non negando la possibile validità delle accuse mosse nei confronti dell'informatico, avrebbe deciso di respingere le richieste delle autorità di Washington davanti al rischio che Assange potesse reagire togliendosi la vita.

Attualmente Assange, che ha 49 anni, è recluso nel carcere londinese Her Majesty Prison Belmarsh. Secondo la giudice le sue condizioni psicologiche, anche se in parte migliorate nel corso degli ultimi tempi, lo renderebbero propenso alla depressione e alla disperazione e non sarebbe quindi da escludere l'eventualità di un gesto tragico.

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I suoi problemi con la giustizia iniziarono dopo la pubblicazione su WikiLeaks di documenti secretati.

Del resto le vicende legali che riguardano l'attivista proseguono ormai dal novembre del 2010, quando venne raggiunto da accuse di stupro, molestie e coercizione illegale da parte di un tribunale svedese poco dopo che WikiLeaks fece circolare i primi documenti secretati riguardanti la condotta degli USA nei conflitti in Iraq e Afghanistan.

Nel caso in cui dovesse essere estradato negli Stati Uniti Assange verrebbe sicuramente processato per spionaggio, capo di imputazione che nei casi peggiori potrebbe costargli l'ergastolo o la pena capitale. L'attuale reclusione in terra britannica è invece dovuta a alla violazione dei termini per la libertà condizionata che gli era stata concessa alla fine del 2010.

Ad oggi Assange non controlla più le sorti di WikiLeaks che è stato affidato all'ex portavoce Kristinn Hrafnsson ora caporedattore della testata, la sua posizione nei confronti del Governo britannico e tra l'altro abbastanza incerta a causa dei suoi continui inviti verso i cittadini americani ad intervenire contro le attività dei propri servizi segreti.

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