USA: le startup licenziano

Secondo le ultime stime effettuate, la pandemia di Coronavirus (SARS-CoV-2) avrebbe creato in poche settimane non meno di 16.8 milioni di disoccupati negli Stati Uniti. A questo profondo stato di crisi non sarebbero sfuggite le startup innovative che, nel periodo compreso tra la metà di marzo e l'inizio di aprile 2020, avrebbero licenziato non meno di 16 mila collaboratori.

Stando a quanto dichiarato in proposito dai ricercatori di Crunchbase, è probabile che nel corso dei prossimi mesi il numero di licenzialmenti effettuati dalle startup sia destinato a crescere ulteriormente. Diversi imprenditori si troveranno infatti a dover scegliere tra la sofferenza della propria azienda e il posto di lavoro dei propri dipendenti.

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Il clima di incertezza dovuto al fatto che attualmente non esisterebbe né un vaccino né una cura per il COVID-19 starebbe portando i dirigenti a studiare strategie di contenimento dei costi sempre più stringenti, dovendo garantire l'operatività, l'unica alternativa disponibile rimane quella di rinunciare a tutto il personale ritenuto non essenziale.

Tra le società ad oggi più colpite vi sarebbero tutte quelle il cui modello di business è legato ai viaggi, all'accoglienza, alla ristorazione e ai trasporti, si pensi ad aziende come Airbnb o Booking.com praticamente impossibilitate a operare. L'impatto negativo sarebbe stato molto pesante anche per le realtà che operano in comparti legati al mercato immobiliare, al fitness e al commercio al dettaglio.

Tra i casi più eclatanti di startup che hanno scelto la via dei licenziamenti vi sarebbe quello di Bird, azienda californiana che lavora nel settore del noleggio di monopattini elettrici tramite applicazione mobile, il cui board avrebbe deciso di rinunciare a ben 406 dipendenti riducendo la propria forza lavoro di circa un terzo rispetto al periodo precrisi.

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