Airbnb licenzia 1.900 lavoratori

Airbnb licenzia 1.900 lavoratori

Il settore della sharing economy è stato per forza di cose uno dei più colpiti dall'emergenza creatasi in seguito alla pandemia di Coronavirus (SARS-CoV-2), i segmenti ricollegati ad attività come i viaggi, le vancanze e la ricezione hanno visto quasi azzerarsi il proprio fatturato e l'attuale clima di incertezza non consente di prevedere una rapida ripresa.

Accade così che una realtà come Airbnb il cui modello di business è stato interamente costruito intorno all'ospitalità, sia stata costretta a licenziare 1.900 dipendenti, sostazialmente un quarto della forza lavoro impiegata nel periodo pre-COVID. Ad oggi gli analisti dell'azienda avrebbero previsto un calo delle entrate non inferiore al 50% rispetto allo scorso anno.

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Nonostante l'improvviso stato di crisi venutosi a creare a partire dalla prima metà di marzo, Airbnb è stata particolarmente trasparente con i propri utenti, tanto da dare quasi da subito la possibilità di cancellare le prenotazioni effettuate senza applicare alcuna penale. A ciò si aggiungano i numerosi alloggi messi a disposizione gratuitamente del personale sanitario impegnato nella cura dei contagiati.

Con tutta probabilità il board di Airbnb ricorderà il 2020 come uno dei peggiori anni di sempre dal punto di vista finanziario, si ricordi infatti che la compagnia era in procinto di lanciare un'IPO (Initial Public Offering) per il debutto a Wall Street, stando così le cose è probabile che l'appuntamento con le quotazioni azionarie possa essere rimandato anche di alcuni anni.

I lavoratori licenziati (compresi quelli di controllate come per esempio Airbnb Luxe e Transportation) riceveranno 14 settimane di paga più un ulteriore contributo per ciascun anno passato in seno all'azienda, prevista anche una copertura sanitaria della durata di un anno per i collaboratori disoccupati residenti negli Stati Uniti e una sua estensione fino a fine anno per i licenziati fuori dagli USA.

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