Big Data: investimenti per più di 2.8 miliardi entro il 2022

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Big Data: investimenti per più di 2.8 miliardi entro il 2022

Stando ai dati riportati nel paper "Industry 4.0, Big Data e consumatori" realizzato da I-Com (Istituto per la Competitività) in collaborazione con il Movimento Difesa del Cittadino, durante lo scorso anno il mercato italiano dei Big Data avrebbe registrato un incremento pari al 7.7% raggiungendo un giro d'affari da ben 2.4 miliardi di euro.

Per quanto riguarda invece il futuro, si prevede un'attrattività degli investimenti aziendali anche negli anni a seguire con la stima di un volume di spesa superiore ai 2.8 miliardi di euro nel 2022 e una crescita dell'8% anno su anno. Gli gli investimenti dovrebbero concentrarsi in particolare su strumenti e tecniche con cui sfruttare le potenzialità dei dati raccolti in un'ottica predittiva.

La crisi dovuta alla pandemia di Coronavirus (Sars-Cov-2) avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella crescita dei Big Data in Italia, a marzo 2020 sarebbe stato misurato un incremento medio del traffico del 63% tra le diverse categorie di siti Internet, con una quantità di utenti più che raddoppiata in settori come quello delle news e dei contenuti dedicati alla vita domestica.

Per il mercato dei Big Data in Italia si prevede ancora una forte crescita

Dal punto di vista delle imprese, la maggior parte degli investimenti proverrebbero ancora da quelle già impegnate in segmenti come l'ioT (Internet of Things) o l'analisi dei Big Data. i Big Data risulterebbero poi tra gli ambiti con maggiori potenzialità di crescita grazie ad un aumento atteso per il 2021 del 111.9% in termini di adozione contro il +180.7% per le tecnologie immersive, il +117.6% per la stampa 3D e il 109.9% per la Robotica.

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La diffusione dell'utilizzo dei Big Data sarebbe cresciuta dal 7% al 9% presso le aziende italiane, in particolare fra quelle con un numero di dipendenti compreso tra le 50 e le 100 unità. Un incremento notevole sarebbe stato riscontrato nell'analisi dei dati dei social network, passati da un 3% sul totale fino ad essere utilizzati da quasi il 50% delle aziende italiane con più di 10 dipendenti.

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