Europa: una sola strategia per il Data tracing

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Entro il 15 aprile l'Unione Europea dovrebbe formulare una proposta comune a tutti gli stati membri riguardo all'utilizzo delle piattaforme di Data tracing con l'obbiettivo di contrastare la pandemia di Coronavirus (COVID-19). Chiaramente si attende di capire in che modo tale strategia potrà conciliarsi con l'esigenza di tutelare la privacy dei cittadini.

Qualsiasi sia la soluzione scelta, questa dovrà essere interoperabile in modo da poter essere utilizzata in tutte le aree coinvolte tenendo conto delle diverse legislazioni locali. Essa potrà essere utilizzata nel corso della cosiddetta "Fase 2", cioè quella successiva al lockdown che si verificherà quando le misure di contenimento verranno allentate.

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In sostanza non è necessario che tutti i Paesi UE utilizzino la medesima applicazione per i propri cittadini, l'importante è che le varie alternative rispettino le specifiche stabilite in sede europea e che i dati raccolti nelle singole aree diventino disponibili per tutti. A questo scopo (almeno in teoria) non sarebbe necessario rendere pubbliche le informazioni sanitarie e quelle sugli spostamenti di nessuno.

Si tratta in ogni caso di una sfida non priva di difficoltà, l'Unione si è infatti dotata di una normativa per il trattamento dei dati personali estremamente restrittiva (GDPR, General Data Protection Regulation) ed è impensabile l'ipotesi di poter sfruttare nel Vecchio Continente una strategia di tracciamento simile a quella utilizzata in realtà molto differenti come, ad esempio, la Cina.

Stando così le cose prima della fase di produzione la proposta di mercoledì prossimo dovrà passare obbligatoriamente al vaglio delle authority per la protezione dei dati personali, senza contare che un'iniziativa tanto complessa (e implementata in tempi prevedibilmente molto brevi) non potrà che suscitare perplessità presso i cittadini più preoccupati per la propria privacy.

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