E-government: il ritardo italiano

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E-government: il ritardo italiano

L'"E-government Benchmark 2020" pubblicato dai ricercatori di Capgemini avrebbe evidenziato come l'offerta di servizi pubblici digitali in Italia non riuscirebbe ad andare oltre un poco lusinghiero 25% come una media del 60% registrata dall'Unione Europea nel suo complesso. Più positivi i dati riguardanti la digitalizzazione con il 71% italiano a fronte del 72% europeo.

I criteri valutati nel corso della rilevazione sono stati 4: centralità dell'utenza, trasparenza, soluzioni abilitanti e mobilità cross-border, Malta (con il 97%), Estonia (92%), Austria (87%) e Lettonia (sempre 87%) avrebbero registrato i risultati migliori riuscendo a conseguire le percentuali più elevata in base a tutti i parametri presi in considerazione.

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Ottimi anche i punteggi ottenuti da Danimarca (84%), Lituania e Finlandia (a pari merito con 83 punti percentuali), mentre il Lussemburgo, l'Ungheria e la Slovenia sarebbero stati invece i Paesi che hanno dimostrato le maggiori capacità di miglioramento nel corso dell'ultimo biennio con incrementi rispettivamente pari al 20, 19 e 18%.

In Italia la PA non sono ancora in grado di offrire servizi digitali adeguati

Complessivamente, in Europa sarebbe stato osservato un aumento dei canali attraverso cui i cittadini e le imprese possono comunicare digitalmente con la Pubblica Amministrazione, se infatti 2 anni fa la percentuale dei siti Internet disponibili anche in versione mobile si era assestata intorno ai 60 punti, attualmente essa sarebbe arrivata al 76%.

La Penisola sarebbe invece uno dei Paesi che sfruttano di meno le potenzialità dell'e-government, dall'Italia ci si attende infatti un minor ricorso ai moduli cartacei, un maggior utilizzo delle procedure online per la presentazione degli atti ufficiali, una maggiore automatizzazione dei processi e un utilizzo più diffuso degli strumenti digitali già disponibili.

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